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Prime Esperienze

Deborah


di Valico57
08.02.2026    |    1.425    |    1 9.3
"" "Stasera il supermercato chiude alle nove, " disse Deborah con un tono che non ammetteva repliche..."
Il parcheggio del supermercato, dopo la chiusura, era una distesa di asfalto deserta, illuminata solo dai lampioni giallastri che proiettavano ombre lunghe e inquietanti. Deborah uscì dal retro, sentendo il fresco della sera sulla pelle ancora elettrizzata dalla giornata. L'architetto, Antonio, era lì, appoggiato alla sua berlina scura. Quando la vide arrivare, con quel passo sinuoso che faceva oscillare i fianchi in modo ipnotico e trasmetteva una carica sensuale da far girare la testa, non riuscì a nascondere un fremito.
"Non pensavo fossi così audace," ammise lui, con la voce leggermente incrinata e roca.
"Non mi hai mai guardata davvero, Antonio. Solo oggi, forse, mi hai vista con occhi diversi," rispose Deborah, avvicinandosi così tanto da sentire il profumo del suo dopobarba costoso. "O forse sono io che mi sono fatta vedere per quel che sono veramente; a te scoprirlo, se ne hai voglia."
Senza aggiungere una parola, né lasciargli facoltà di replica, lo spinse leggermente contro la portiera dell'auto. Con una mano gli afferrò la cravatta, tirandolo a sé e baciandolo con passione inaudita, mentre con l'altra guidò la mano dell'uomo sul proprio fianco, sulla pelle nuda tra la gonna e la calza autoreggente.
"Niente cene, niente chiacchiere noiose sul mio passato," sussurrò lei contro le sue labbra. "Stasera voglio solo che tu mi faccia sentire quanto hai desiderato farlo mentre ero dietro quel bancone."
L’incontro fu un turbine di urgenza e liberazione. Nel segreto dell'abitacolo, Deborah prese ciò che voleva. Si sentiva una predatrice: ogni gemito di Antonio era una conferma del suo fascino ritrovato. Non cercava l'amore, cercava l'adorazione, e quella notte la ottenne fino all'ultima goccia.
Due giorni dopo, mentre Deborah sistemava gli scaffali nel reparto vini — un compito scelto appositamente per muoversi tra le corsie — un profumo familiare la raggiunse: un mix di sandalo e tabacco dolce.
"Deborah? Sei davvero tu?"
Si voltò e si trovò davanti Elena, una donna che aveva conosciuto anni prima, ai tempi del liceo. Elena era sempre stata "diversa": sfrontata, orgogliosamente libera, con quegli occhi castani che sembravano leggere sotto i vestiti. Deborah ne era sempre stata segretamente incuriosita, ma il peso del matrimonio l'aveva sempre spinta a fuggire da quegli sguardi.
"Elena... quanto tempo," rispose Deborah, raddrizzando la schiena e lasciando che la camicetta si tendesse sulle sue forme.
Elena non rispose subito. La squadrò da capo a piedi, soffermandosi sulla curva del seno e sul viso radioso. "Il tempo ti ha fatto un regalo incredibile, o forse ti sei finalmente liberata di quella zavorra che chiamavi marito."
Facendo un passo avanti, Elena entrò nel suo spazio vitale. Con la scusa di prendere una bottiglia dallo scaffale, le sfiorò deliberatamente il fianco. Fu un contatto prolungato, magnetico. "Sembri una donna che ha scoperto di avere un fuoco dentro," sussurrò all'orecchio di Deborah, scatenandole un brivido immediato. "E io ho sempre amato giocare con il fuoco."
"Stasera il supermercato chiude alle nove," disse Deborah con un tono che non ammetteva repliche. "C'è un magazzino merci sul retro che non è coperto dalle telecamere."
Elena sorrise, un sorriso complice e carnale. "Allora credo proprio che dimenticherò qualcosa qui dentro e dovrò tornare a cercarla."
Il silenzio del magazzino, dopo le ventuno, era rotto solo dal ronzio dei grandi frigoriferi industriali. L’odore era un mix di cartone, caffè stoccato e quel vago sentore metallico della libertà. Quando la porta laterale scattò, l'ombra di Elena scivolò dentro. Si avvicinò a Deborah con la sicurezza di chi sa di aver già vinto.
"Tuo marito era un mentecatto, Deborah. Un cieco che cercava di spegnere il sole per non sentirsi piccolo." Con un gesto deciso, Elena la spinse contro una pila di casse. Il contatto della plastica fredda contro la schiena fece sussultare Deborah, ma il calore del corpo di Elena annullò ogni brivido. Si baciarono: non era un bacio timido, ma un assaggio di anni di curiosità repressa.
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